25 marzo, 2008

Bufalo Bill

Salve a tutti, lettori appassionati e non del blog. Dopo i precedenti post di politica e di società, oggi cambio completamente argomento: parlerò della musica.

Mentre sto stilando una classifica tutta personale delle migliori canzoni italiane successive al 2000, che pubblicherò nel prossimo post, intendo soffermarmi su un magnifico album tutto italiano: Bufalo Bill, Francesco de Gregori, del 1976.

Bufalo Bill è un disco che racconta storie della società con stupende allegorie (come L'Uccisione di Babbo Natale) o testi più diretti (è il caso di Ipercarmela e della stessa canzone principale, anch'essa intitolata Bufalo Bill).

La canzone #1, per l'appunto Bufalo Bil, narra la storia del famoso personaggio storico americano.
In particolare inizia narrando la situazione ottimistica di un'America ancora in fase di sviluppo, lontano miraggio di quella che sarà la prima potenza mondiale: il paese era molto giovane, i soldati a cavallo la sua difesa, il verde delle praterie dimostrava in maniera lampante l'esistenza di Dio, il Dio che protegge la frontiera e costruisce la ferrovia. In seguito si narra la giovinezza dello stesso Bill, un ragazzo che giocava a ramino, fischiava alle donne, credulone e romantico con due baffi da uomo. Dopo questa ventata di ottimismo quasi allegra arriva invece il momento malinconico della vecchiaia dell'eroe, che si ritroverà con un pugno di mosche, povero e inutile. Ciò costringerà quello che era un glorioso avventuriero a stilare un contratto col circo Pace-e-bene, spettacoli in giro per l'Europa: splendida spiegazione di come ad una certa età ci si ritrova a doversi umiliare per vivere una vita che affoga nel ricordo della giovinezza.

La seconda canzone, Giovane esploratore Tobia, narra la storia di uno scoutista pigro e annoiato. Scritta a quattro mani con Lucio Dalla, è un'evidente presa in giro al mito dei telefilm americano, dove un ragazzo che non ha nulla da fare, vede il vagone fumare: tira la leva e salva la ferrovia.
A differenza della prima, dal sapore struggente e amaro, la musica di Tobia da bene l'idea di filastrocca-telefilm.

La terza, l'uccisione di Babbo Natale, racconta di come Dolly del mare profondo figlia di minatori e il figlio dei figli dei fiori uccidono un Babbo Natale carico di ferro e carbone asciugandosi il sangue col pane e tornando tranquillamente dai genitori. Si tratta sia di come le generazioni nuove perdono via via le tradizioni delle feste, sia IMHO di una intelligente allegoria del terrorismo (attivo in quegli anni) e di come dopo aver ucciso un benefattore (Babbo Natale) e lavoratore (in quanto carico di ferro) ed aver compiuto il più grande sfregio nascondendosi dietro il prodotto dell'uomo (pulendosi le mani col pane), i terroristi ritornino tranquillamente nella loro vita da borghesi e figli di papà (i ragazzi che tornano dai genitori).

Segue Disastro aereo sul canale di Sicilia, splendido racconto di un aereo caduto al largo dela Tunisia. De Gregori approfitta della situazione per citare la tomba di un giornalista ancora difficile da ritrovare. Da citare la splendida frase "la fabbrica di vedove volava" per definire l'aereo che sarebbe in breve sinistramente caduto.

La #5, Ninetto e la colonia, è un'evidente allegoria: apparentemente il testo (ripreso in seguito da Fiorella Mannoia in Certe piccole voci) non vuol dire nulla. Tuttavia potrebbe essere una critica sia alla colonizzazione spagnola, alle aziende sfruttatrici dei frutti lavorati in sudamerica o una critica al Vaticano (io credo in più in quest'ultima ipotesi). Ecco le allegorie che credo di aver "individuato".
Il pellegrino vestito di scifon sarebbe il papa, la compagnia la chiesa e gli impiegati tutti i vescovi, monsignori e cardinali che dir si voglia. La frase quattro angeli nella notte con le catene sotto il giaccone facevano la guardia al mistero come rondini sul balcone non ha nemmeno bisogno di spiegazione. La musica è quella di una ballata dal ritmo veloce e trascinante.

Atlantide è una stupenda canzone autobiografica e profonda, dalla musica calma e profonda anch'essa.

Ipercarmela è una canzone veramente splendida. Si tratta della storia di una donna grassa e nervosa che vedendo una foto di una diva bionda, felice e ricca pensa: "qualche anno in meno e sarebbe come me". Qualche tempo dopo la donna partorisce una bambina, Carmela, in cui ripone tutte i suoi miti e le sue speranze, crucciandosi che la figlia diventi ciò che lei non è mai stata. Questa canzone narra dei danni creati dai miti collettivi di bellezza e ricchezza, che fanno solo male alle donne che, grasse e nervose, assilleranno se stessi e i discendenti poiché inseguano questi falsi ideali. La cosa stupenda è che De Gregori predisse ciò che sta accadendo ora più di trent'anni fa!

L'Ultimo discorso registrato narra di quando il cantante fu fischiato a Milano da alcuni estremisti (non ricordo se di sinistra o destra): tutto si può riassumere, come canta De Gregori stesso, di come la storia dell'Uomo che voleva parlare.

Festival è invece un ricordo alla memoria di Luigi Tenco, morto 9 anni prima, ma soprattutto un'aspra critica di come la morte prematura del cantautore (o, coe amava definirsi, compositore) è stata usata per fare audience e spettacolo (fenomeno oggi divenuto colossale: un'altra "premonizione" DeGregoriana).

L'ultima canzone, Santa Lucia, una stupenda preghiera laica dedicata a coloro che non possono avere e fare nulla, poiché cadono nel loro ultimo metro.

Nel complesso Bufalo Bill si può quindi definire un disco "sociologico", "allegorico" e "premonitivo", uno dei più grandi capolavori della musica italiana.

Ciao a tutti, Loroli

3 commenti:

Frieda ha detto...

tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi la locomotiva ha la strada segnata il bufalo può scartare di lato e cadere
è bellissima :-)

nico ha detto...

Complimenti, mi è piaciuto molto questo post!

Anonimo ha detto...

Articolo davvero bello! Grazie!